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Il Conflitto

Il conflitto è un processo e per questo è difficile da arginare. Un processo è una dinamica ascensionale autonoma. In altre parole: più va avanti, più va veloce.

Un processo comporta delle tappe che si susseguono:

1) Scatenamento: il processo comincia in maniera insignificante, quasi impercettibile, a causa di una leggerezza.

2) In assenza di una reazione, continua la sua ascesa e accelera, perchè la velocità aumenta con l'inerzia.

3) Superata una certa soglia, il processo è visibile.

4) Da quel momento potete intervenire per arginare il processo.

5) Tale intervento è possibile soltanto fino a un certo livello: il punto di non ritorno.

6) Poi, il processo diventa incontrollabile: niente può più arrestarlo.

7) Infine termina con un' "esplosione".

Non appena prendete coscienza dell'innescamento del processo, REAGITE! Perchè più aspettate, più sarà difficile contenerlo. E' più facile arginare il processo all'inizio perchè la sua energia e la sua velocità sono limitate.

La particolarità del conflitto (come processo) è la sua interattività: si gioca in due (come una danza). Esistono dunque due processi paralleli: il processo esterno dell'escalation e il processo interno emotivo di ciascun protagonista.

Processo dell'escalation:

A e B sono in contatto. A dice o fa qualcosa per "aggredire" B. B si sente dunque frustrato e, di rimando, aggredisce (un po') A. A a sua volta è frustrato e aggredisce (un po' di più) B. Nessuno dei due vuole cedere. La frustrazione aumenta e l'aggressività è più forte a ogni scambio... Il processo diventa incontrollabile e le reazioni automatiche. A un certo punto, uno dei due supera il limite di sopportazione dell'altro (integrità fisica). Si arriva allo scontro (violenza).

Osservazione importante

L'aggressività può essere reale (insulti, botte) o immaginaria. Nella maggior parte dei casi è frutto dell'immaginazione (dunque di un'interpretazione). Purtroppo, ciò che conta in un conflitto non è la realtà, ma il sentire di ciascuno, ovvero la sua interpretazione dei fatti. E' come se ciascuno attribuisse a se stesso il "diritto di legittima difesa", dunque il diritto di aggredire l'altro in una sorta di rappresaglia. Ma è sempre l'altro che ha cominciato...

Il processo emotivo (interno) del conflitto

1) All'inizio abbiamo dei bisogni che ci allontanano dal nostro equilibrio (relativo).

2) Questi bisogni (sete, fame, sicurezza, riconoscimento,...) si trasformano in desideri (un bicchiere d'acqua, una pizza, un contratto a tempo determinato, un diploma...).

3) Alcuni desideri sono soddisfatti, ma non tutti: proviamo allora delusione o frustrazione. La delusione è una reazione di accettazione e di tristezza, mentre la frustrazione è una reazione di rifiuto che tende verso la collera.

4) Questa frustrazione può scomparire o trasformarsi in collera.*

5) La collera può svanire o trasformarsi in aggressività.*

6) L'aggressività può svanire o trasformarsi in violenza.*

Il conflitto inizia veramente con l' aggressività. Chiunque può sentirsi aggredito da qualcun'altro: bastano una parola, un gesto, un mancato saluto, ecc.

La collera non è pericolosa, però la persona alla quale è rivolta non deve "prenderla" come una minaccia.

La frustrazione è normale e necessaria, tuttavia si accumula pericolosamente e contribuisce a farci "salire" nel processo del conflitto. Essa è il nodo del conflitto: per quali motivi accettiamo di mollare la presa (delusione) o non accettiamo (frustrazione)?

*se veniamo (di nuovo) frustrati.

L'origine della frustrazione

La frustrazione è scatenata da un evento che ostacola i nostri desideri. E' la parte cosciente e visibile del processo; ma perchè lo stesso evento è frustrante per uno e non lo è per un altro?

Il fenomeno è spiegabile in questo modo: normalmente partiamo dal presupposto che quell'evento non dovesse capitare proprio a noi. Come se avessimo il "diritto" di soddisfare quel desiderio e come se gli altri dovessero rispettare quel diritto (immaginario).

Esempio: una persona vi urta e non vi chiede scusa. Sarete frustrati se e solo se penserete che non avrebbe dovuto urtarvi e che "avrebbe dovuto" scusarsi. La vostra sofferenza sarà proporzionale al vostro bisogno.

 (Quaderno d'esercizi per la gestione dei conflitti, P. Ras)

 

La dott.ssa Claudia Vian offre servizi di consulenza psicologica in caso di:

  • Relazioni conflittuali tra adulti
  • Relazioni conflittuali tra genitori e figli

 

 "Noi cerchiamo sempre di gettare un ponte tra ciò che è

e ciò che dovrebbe essere; così produciamo uno stato di contraddizione

e di conflitto che esaurisce tutte le nostre energie"

(Krishnamurti)

 

 

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