Informativa
Questo sito utilizza i cookie per offrirti un servizio migliore.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

370 1329174

 

"Mio figlio non vuole fare i compiti pomeridiani!".

Come aiutare i bambini a fare i compiti: ecco 6 regole

 

 

Una delle prime difficoltà con cui si scontrano i genitori con un figlio tra i sei e gli undici anni riguarda la predisposizione emotiva e comportamentale ad affrontare l’impegno scolastico. Con l’ingresso alla scuola elementare una delle lamentele più diffuse tra i genitori riguarda i compiti pomeridiani. A tale scopo proponiamo le seguenti sei regole, che rappresentano anche una modalità preventiva di problematiche e difficoltà scolastiche strutturate.

Passare all’azione. Il primo scoglio che il genitore deve affrontare è quello di riuscire a far iniziare i compiti al bambino. Per la maggior parte degli scolari non è mai il momento giusto, e di fronte ai loro continui rinvii (“Tra cinque minuti li faccio”, “Finisco il cartone animato e mi ci metto”) i genitori perseverano nella richiesta, nell’insistenza verbale e nelle domande retoriche (“Allora, non hai ancora iniziato?”) fino a spazientirsi. Passare all’azione significa, invece, coinvolgere direttamente il bambino in un comportamento pratico: “E’ ora! Prendi il diario e vediamo cosa dice…”.

Alternare aiuto e autonomia. “Ora leggi tu, io ti ascolto, poi correggiamo insieme”, “Fai fino a qui, quando hai finito controllo”: il bambino sperimenta così le proprie risorse sotto, però, la guida del genitore, il quale dovrebbe limitare l’aiuto sollo all’inizio e alla fine di un compito, affinché il bambino acquisisca sicurezza. 

Dubitare anziché incoraggiare. Di fronte alle difficoltà di studio è fondamentale promuovere dolcemente lo sviluppo delle capacità autonome di risoluzione dei problemi (“E’ difficile, chissà se sei capace!”, “Credo che ci metterai almeno quindici minuti a finire, è difficile farlo in meno tempo”). Si tratta cioè di predisporre piccole sfide calibrate sulle capacità del bambino.

Concedere la possibilità di errore. E’ importante lasciare al bambino lo spazio, il tempo e il diritto di sbagliare (“D’altronde era difficile, sbagliando s’impara”). La puntuale correzione del genitore, in particolare all’inizio della carriera scolastica, può demotivare il bambino e impedirgli di acquistare sicurezza.

Gratificare ma senza esagerare. Per i genitori è rilevante dosare gratificazioni e premi di fronte ai successi del bambino. Ciò si realizza circoscrivendo la gratificazione al risultato effettivamente raggiunto (“Però… chi l’avrebbe mai detto, era difficile!”, “con questo sei stato bravissimo, vediamo come te la cavi con il prossimo”). In tal modo si previene l’effetto di saturazione delle gratificazioni e si stimola il bambino al raggiungimento di nuovi traguardi.

Insegnare facendo scoprire. I genitori dovrebbero ricordare che si apprende veramente qualcosa solo tramite le proprie capacità. Il loro compito è quello di accompagnare il figlio in questo viaggio di scoperta, permettendogli a un certo punto di iniziare a navigare da solo.

Di fronte a difficoltà scolastiche più strutturate (scarso rendimento, rifiuto di studiare alcune materie, talvolta opponendosi anche aggressivamente, con pianti e/o crisi “isteriche”), è necessario un intervento specialistico che si diversificherà a seconda delle caratteristiche del problema.

(A.Bartoletti e E. Valteroni in “Aiutare i genitori ad aiutare i figli” di  G. Nardone)

 

 

Torna alla Biblioteca

Vuoi ricevere la nostra Newsletter?